Esiste una categoria di scrittori che dopo aver regalato alla letteratura alcune opere straordinarie, a un certo punto scelgono il silenzio. Sono quelli che Enrique Vila-Matas, nel suo Bartleby e compagnia, chiama «scrittori del no», «esseri che ospitano dentro di sé una profonda negazione del mondo».
Alla domanda «perché non scrivi più?» possono tirar fuori le scuse più disparate, dal tautologico «perché no» a elaborate spiegazioni filosofiche.
Ma la risposta migliore, racconta ancora Vila-Matas, è quella che sfoderava Juan Rulfo:«Purtroppo è morto zio Celerino, quello che mi raccontava le storie». Con grande probabilità non era mai esistito nessuno zio Celerino, ma, come scrive Ernesto Franco nella prefazione a La pianura in fiamme, «Juan Rulfo è stato ed è uno scrittore circondato da leggende».
Due soli libri considerati tra i più alti capolavori della letteratura sudamericana, uno nel 1953 e uno nel 1955, e poi trent’anni di silenzi ostinati, fino alla morte avvenuta a città del Messico nel 1986.Una parentesi letteraria durata tre anni nell’arco di una vita intera.
Può essere sufficiente a includere Juan Rulfo tra i più grandi autori del Novecento? Verrebbe da scuotere la testa, se non fosse che con le sue due uniche opere, La pianura in fiamme e Pedro Páramo, ha inventato un modo completamente nuovo di raccontare la sua terra, uno sguardo che, come scrive Ernesto Franco, è «vicino ai fatti, alla storia vissuta dal basso, dai contadini, dalla povera gente abbandonata nel mondo e nel tempo», ma è insieme libero da ogni tentazione regionalista, spogliato di ogni folclore. Nei racconti de La pianura in fiamme, come in Pedro Páramo, l’apparente linearità della narrazione si apre alle logiche del sogno, e seguendo i personaggi di Rulfo, pur così realistici, resta il sospetto che siano fantasmi travestiti da uomini.
Se esiste il realismo magico ispano-americano – è stato detto molte volte – lo si deve a Juan Rulfo, che ha dimostrato come fosse possibile scrivere una letteratura che fosse insieme «menzogna» e «ricreazione della realtà».
A ventidue anni dalla prima pubblicazione , La pianura in fiamme torna in catalogo nella nuova traduzione di Maria Nicola per le Letture Einaudi. Diciassette racconti straordinari che reinventano in forme sempre nuove i temi eterni dell’amore, della vita e della morte, e ci parlano con una lingua fortemente legata all’oralità ma insieme raffinata e poetica.
Sullo sfondo di un paesaggio fatto di pianure desertiche e villaggi quasi abbandonati, in balia del sole, della pioggia, del vento – tutti ugualmente violenti, tutti ugualmente intollerabili – prendono i vita i racconti messicani di Juan Rulfo, che,liberi di storia e di cronologia, diventano «paesaggio universale della condizione umana».
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